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Note di degustazione

Monica Coluccia assaggia AMP!


La sommelier di lunga data, degustatrice compulsiva e comunicatrice del mondo vino Monica Coluccia ha assaggiato i nostri temporary wine con un gruppo di amici appassionati e addetti ai lavori, e questa è la sua impressione a caldo sul primo temporary wine di AMProject


Foto di Gaia Menchicchi
Foto di Gaia Menchicchi

FLY


Naso distinto. Quella nitidezza che adoro.


Il tavolo ha percepito calore (e sono d'accordo), intensità di profumi tanto che qualcuno a pensato al viognier (e non ero d'accordo), equilibrio e setosità (concordo), apporto legno, qualcuno ha detto vaniglia (e secondo me invece proprio per niente, anche legno ottimamente gestito), qualcuno (io) ha ventilato ipotesi di utilizzo anfora (ed erano abbastanza d'accordo, tranne quella che aveva detto vaniglia), salinità (bella, concordo).


Foto di Gaia Menchicchi
Foto di Gaia Menchicchi

Uno dei presenti si ricordava dallo stile dell'etichetta che gli avevo fatto sentire il Flow. Quindi direi progetto di riconoscibilità grafica centrato.


Io, che mi ritengo obiettiva, l'ho trovato  un vino impostato. Non volevi fare una cosa disimpegnata (che è quello che ormai spesso in molti cercano da un bianco).


La solarità bolzanese un po' si sente, meno la freschezza dell'altitudine. Bonus: profumi e gentilezza di tratto al gusto nonostante la rotondità e nonostante la salinità che lo farebbe sembrare più duro se non ci fosse la sponda glicerica.


A me ha ricordato un gusto chablisienne non troppo spinto su l'acidità ma più sulla sapidità.


Bene così.



FLOW


Si presenta bene già dal packaging, elegante con il cinturino in cuoio, da segnalare anche la facilità di apertura della capsula: è venuta via facilmente ed è rimasta pulitissima.


Foto di Gaia Menchicchi
Foto di Gaia Menchicchi

Inizialmente dava l’idea di uno Chardonnay di Borgogna, che ha quella dolcezza in avvio quasi resinosa. E poi, come mi avevi anticipato tu, si è aperto rivelando molto di più, delle note mentolate su tutto. Ho pensato inizialmente che fosse un vino naturale, ma non perchè avesse delle devianze di qualche tipo, ma proprio per le note date dalla macerazione. Abbiamo avvertito tutti questo approccio delicatamente rustico, decisamente piacevole che spianava la strada alla parte aromatica. La bocca, piena, coerente, bella, ha contribuito a una esperienza di assaggio di grande soddisfazione.


C'è una parte dolce, una parte salata, una parte di acidità continua. La cosa che è piaciuta è stata la coerenza e l'integrità, la piacevolezza del sorso che rivela il carattere di un vino prodotto a partire da vitigni non propriamente nobili, ma che alla fine si rivela solido ed espressivo. Quello che c'è, è effettivamente venuto fuori nel bicchiere, alla cieca, senza sapere niente. A tutti è sembrato un grande vino.


La cosa che ha impressionato di più, soprattutto dopo averne ascoltato la genesi, è quanto fosse nitido e pulito per essere un vino fatto senza filtrazione, senza utilizzo di bentonite o di altri elementi aggiunti. Quindi ci troviamo davanti a un vino che sembra tecnico ma non lo è.


Il racconto di come Flow viene prodotto, contribuisce a renderlo ancora più speciale: i vitigni, la zona, l’idea di vino, si tratta di un traguardo ragguardevole considerando la poca dimestichezza che avevi con quel territorio.


E anche quest'idea dei temporary wine che ha intrigato tanto.  Ecco, non è particolarmente persistente, ma d’altro canto immagino che non c’era l'intenzione di dare vita a un vino eccessivamente imponente, bensì a un vino che trasferisse l’idea di quello che avevi tra le mani, delle uve e dei luoghi in cui è stato prodotto.

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